World Free Meat Day: Vegetariani per un giorno o per tutta la vita?

SARONNO – Se penso di proporre a un carnivoro di evitare ragù e affettati per un giorno – oggi, che tutto il mondo festeggia il World Free Meat Day – credo che la reazione più probabile sarebbe quella di ordinarsi una fiorentina in pausa pranzo. Questo perché ci piace provocare, lo troviamo sagace, soprattutto su un tema che riguarda il cibo, che è quasi un tratto della nostra personalità.

carne rossaIn Italia poi: qui sei veneto o bolognese a seconda di quel che mangi, e poi si sa che la guerra tra vegetariani e carnivori sta soppiantando gli schieramenti politici di una volta. Eppure, come succede per l’ambiente, anche l’alimentazione ha, o dovrebbe avere, pochissimo di ideologico, se ci basiamo sui numeri e pensiamo a cosa significa eliminare la carne per un giorno all’anno, o alla settimana, o quando vogliamo.

Ce lo ha insegnato il reducetarianesimo: eliminare la carne (e quindi schierarsi ideologicamente sulla questione) non è necessario. Si può (e si dovrebbe) continuare a mangiare carne e derivati se ci piacciono e/o fanno parte della cultura, ma con la consapevolezza di quel che ciò significa, da un punto di vista ambientale, nutrizionale, ed etico, e dunque ridurne la quantità.

Un po’ come abbiamo imparato a fare con i dolci e le sigarette.

Proprio a questo scopo il sito del World Free Meat Day ha uncontatore che misura il tuo contributo (o della tua famiglia, o scuola) in termini ambientali se decidi di aderire all’iniziativa. Ad esempio, un solo pasto in meno a base di carne si calcola possa far risparmiare l’acqua necessaria alla sopravvivenza di 9 persone, e le emissioni di una teiera che bolle 388 volte. Ma significa anche risparmiarci 11 g di grassi animali (una quantità pari a due bei cucchiai di burro) e circa 90 calorie.

Facile capire perché la stessa scelta, fatta da un’azienda di 500 persone, farebbe risparmiare anidride carbonica equivalente a 6 voli andata e ritorno Londra-Zurigo. Pazzesco vero?

Secondo l’indagine condotta per questa giornata da My Plate, My Planet il concetto ha già raggiunto i giovani: tra i 16 e i 24 anni si sceglie sempre più spesso di ridurre il consumo di carni, e si è sensibili alla provenienza e alla sostenibilità della filiera (almeno nel Regno Unito). Il 48% di quella fascia d’età limita la carne per motivi ambientali e salutisti, già legittimati dalla famosa presa di posizione dell’Organizzazione mondiale della Sanità contro le carni rosse e lavorate.

Se è poi vero che i giovani si fanno più sensibili e ne limitano il consumo, prendere coscienza del nostro impatto è oggi fondamentale anche alla luce del fatto che, in generale, il consumo di carni sia invece enormemente aumentato in tutti i paesi sviluppati, solo da noi addirittura del 190% negli ultimi 50 anni.

R.M.