Limoncello casalingo, ecco come si prepara

SARONNO – Se pensate che fare in casa il limoncello sia facile e veloce, avete ragione a metà: facile sì, veloce non proprio, visto che dal momento in cui si comincia a pelare sottilmente le bucce dei limoni all’assaggio passa almeno un mese.

IL LIMONCELLO È UN LIQUORE FACILE DA PREPARARE A CASA, A PATTO DI AVERE UN PO’ DI PAZIENZA

Se pensavate di riempirvi il bicchiere dopo un’oretta, l’alternativa c’è, con gli stessi ingredienti base. È buona lo stesso, ma si chiama limonata e ne vanno ghiotti i personaggi delle strisce dei Peanuts.

E visto che ci siamo togliamoci un altro dente: non sappiamo a chi si debba l’invenzione di questo nettare e, onde evitare ritorsioni fisiche, non sposeremo alcuna delle leggende che molti giurano avere l’ultima parola sulla contesa.

L’unica cosa che ci sentiamo di affermare con ragionevole certezza è che il limoncello sia nato in Campania: ne rivendicano la paternità Amalfi, Capri e Sorrento, in ordine, per carità, strettamente alfabetico.

Ecco come fare il limoncello in casa.

LE BASI

PROCEDIMENTO

Lavate delicatamente i limoni: se non sono trattati chimicamente non dovrebbero contenere tracce di anticrittogamici o altre sostanze dannose. Ora viene il difficile: con l’aiuto di un coltellino affilato o un pelapatate asportate esclusivamente la parte gialla della buccia, ilflavedo (ma d’ora in poi useremo il termine scorzetta, state tranquilli), evitando la parte bianca, l’albedo, che è molto amara. Raccogliete le scorzette (ridotte a strisce non più grandi di tre centimetri per uno) in un contenitore di vetro dotato di tappo ermetico della capacità di almeno 2 litri. Unite il litro d’alcol (tutto, mi raccomando: per correggere il caffè è meglio la sambuca che avete nel mobile bar). Mettete il contenitore in un luogo buio, dove resterà amacerare per circa due settimane: andrà agitato delicatamente una volta al giorno. Dopo questa prima fatica vi siete meritati una bevuta: i limoni ci sono, anche se spellati, e una bella brocca della limonata di cui parlavamo prima non ve la toglie nessuno.

CONCLUSIONE

Facciamo finta che sia trascorso il tempo di macerazione: se nel frattempo non avete dimenticato dove avevate messo il contenitore (capita più spesso di quanto crediate), è ora di procedere all’aggiunta dello sciroppo di acqua e zucchero.

Mettete l’acqua sul fuoco, al bollore unite lo zucchero, mescolando per farlo sciogliere bene, poi togliete dal fuoco e fate raffreddare lo sciroppo ottenuto (non barate, non mettete la pentola in frigo!).

LE SCORZE, UNA VOLTA ASCIUGATE IN FORNO, POSSONO ESSERE UTILIZZATE PER AROMATIZZARE IL CAFFÈ

Ora unite lo sciroppo al composto alcolico, filtrate con un colino o un imbuto coperto da una garza, eliminate le bucce strizzandole un poco, e imbottigliate. Ora si beve, direte voi.

Invece nisba, rimettete a posto i bicchieri. Dovrete riporre le preziose ampolle nello stesso luogo buio di prima per altre due settimane, fino a completa maturazione.

Raccogliete le scorzette di limone, che saranno quasi completamente bianche, asciugatele e fatele seccare in forno a bassa temperatura o appoggiate su un panno pulito sopra un calorifero. Aggiungendo una scorzetta secca nella vostra tazzina, il caffè magicamente acquisterà profumo e vi aiuterà a digerire meglio o a sconfiggere il fastidioso mal di testa che vi avrà procurato la lettura di queste righe, in attesa di poter gustare fra due settimane, a temperatura di frigo (o di freezer), il vostro limoncello homemade.

 

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