Il paese che con il baratto non pensa più alle tasse

TOSCANA – Un modo per ridare dignità anche a chi non riesce a pagare le tasse, facendolo essere comunque utile per la società. «Forniamo loro tutta l’attrezzatura necessaria: scope, scarpe antinfortunistiche, occhiali e caschi protettivi, pettorine per essere visibili sulle strade, e l’assicurazione».

A oggi sono già 80 i km «adottati» da 220 cittadini della zona che grazie al baratto fiscale contribuiscono al decoro urbano del paesino toscano. «In cambio, ognuno ha diritto ad uno sconto sulla bolletta dei rifiuti di 475 euro annui».

Non proprio spiccioli. «Nello scambio virtuoso, un cittadino pulisce mediamente 1200 metri di strada e dedica 4-5 pomeriggi all’anno del suo tempo. Come dire, quando si vede l’erba crescere è il momento di intervenire.

Perché quel che conta non è tanto quantificare le ore di lavoro, ma lo spirito dell’iniziativa». Il lavoro volontario presuppone una coscienza diversa rispetto all’azienda che cerca di massimizzare l’utile.

«Qui si lavora insieme, ci si sente partecipi, si sensibilizzano gli altri, difendendo e valorizzando al meglio un territorio che ognuno sente come proprio», continua il sindaco. Perché la Toscana è una terra generosa, orgogliosa del proprio passato, che vuole rilanciarsi in un’ottica di condivisione e circolarità economica diventando ancor più attraente. Anche agli occhi dei turisti.

Nel 2015, il baratto è costato all’amministrazione lucchese 70 mila euro: appaltando i lavori ad una cooperativa esterna avrebbe speso il doppio. Il sindaco Mungai lo descrivono come un uomo dal cuore grande e sensibile, forse perché da sempre molto attivo nel volontariato.

E l’attenzione verso gli altri scorre da sempre nelle sue vene, anche letteralmente: è presidente, ma prima ancora volontario per molti anni, dell’associazione di donatori del sangue Frates. Barattare le imposte in questo paesino è diventato talmente la norma che a Massarosa sembra quasi che le tasse siano solo un vecchio ricordo.

«Il prossimo anno sconteremo le imposte del 100% a 10 cittadini che si impegnano a realizzare arredi urbani (panchine, tavolini per pic nic) con materiali di recupero. E offriamo un incentivo di 25 cents a km, con un tetto massimo mensile di 50 euro, a chi sceglie di andare al lavoro in bici e non in auto». Come ha fatto Ségolène Royal a Parigi.

Altro esempio di partenariato pubblico-privato che funziona è il contratto di disponibilità introdotto con il governo Monti. «Siamo stati i primi in Italia a realizzare una scuola pubblica con questa nuova forma di finanziamento, senza impatto sul patto di stabilità.

Un’azienda ha sottoscritto un finanziamento con una banca di 5 milioni di euro, che noi come Comune abbiamo garantito, per costruire una scuola di cui oggi siamo proprietari». Tutto a costo zero per l’amministrazione. Ben 375 bambini studiano oggi nell’edificio nuovo di zecca, l’impresa ha dato lavoro per un anno a 20 persone.

Mentre il caso ha già fatto scuola in mezza Italia. «Sono un centinaio le amministrazioni che hanno aderito al baratto fiscale», spiega Guido Castelli, presidente dell’Istituto dell’Anci per la finanza e l’economia locale (Ifel).

Ognuna a suo modo: chi riduce l’Imu, chi la tasi chi le imposte sulla pubblicità. Bari, ad esempio, permette ai debitori di dedicarsi gratis alla biblioteca, mentre a Sassari, figli e nipoti possono lavorare al posto del nonno insolvente. Perché il territorio, come le note di Puccini, unisce ed appartiene a tutti.