Cosa sono davvero i numeri sotto le confezioni di Tetra Pak?

ITALIA – Quella del latte ribollito o pastorizzato più volte è una bufala al passo con i tempi. Nata nel 2007 come una catena di Sant’Antonioinviata per posta elettronica, già dal 2010 ha cominciato acircolare sui siti di notizie shock alternative, richiedendoperiodiche delucidazioni da parte dei siti di debunking. Negli ultimi giorni la stessa storia è tornata a circolare per l’ennesima volta e sta spopolando sui social, a partire da un paio di articoli comparsi su Notixeb ed EuroXweb tra il 7 e l’8 maggio scorso.

Secondo la fantasiosa ricostruzione di chi ha proposto questa teoria, le cifre che compaiono sotto ad alcune confezioni in tetrapak rappresentano il numero di volte per le quali è stato ripetuto il trattamento termico sul prodotto contenuto, al fine di poterlo rimettere in vendita anche dopo la scadenza originaria. Di conseguenza, ad esempio, alcuni prodotti potrebbero essere stati pastorizzati o bolliti più volte a 190°C dopo aver raggiunto la data di scadenza, arrivando fino a 12/18 anni di vita sugli scaffali.

Il consiglio dato dai sedicenti esperti sarebbe quindi di controllare sempre la parte inferiore delle confezioni prodotte dalla Tetra Pak, poiché per esempio la mancanza del numero 2 indicherebbe che è già stata eseguita la seconda ribollitura, e così via fino a un massimo di 6 volte. In alcuni casi la storia è riferita alle confezioni di latte fresco o a lunga conservazione, mentre in altre versioni si parla di panna o di altri prodotti derivati dal latte.

Anzitutto il processo di pastorizzazione in Italia è consentito peruna sola volta, e possono essere commercializzati solo i prodotti che abbiano subito un unico trattamento termico. La legge specifica che la pastorizzazione possa essere eseguita solo sullatte crudo e mai su quello già pastorizzato. La normativa prevede anche che il latte pastorizzato rispetti dei parametri quantitativi di qualità in base al danneggiamento termico delle proteine presenti nel siero. Dunque un latte scaldato ripetutamente può essere individuato con facilità tramite indagini di laboratorio, e una simile truffa – eventuale – sarebbe facilmente scoperta. In particolare, come ha chiarito anche Il fatto alimentare, per il latte fresco il contenuto minimo del 14% di sieroproteine solubili non denaturate (previsto per legge) non può essere rispettato se si ripete la pastorizzazione.

La temperatura di 190°C a cui si fa riferimento, inoltre, è troppo elevata e trasformerebbe il latte in un liquido di colore marrone. Il processo di pastorizzazione del latte prevede solitamente un riscaldamento a 72°C per un massimo di 15 secondi che deve essere effettuato entro 48 ore dalla mungitura, mentre il trattamento termico di sterilizzazione richiede di raggiungere per pochi secondi una temperatura di 145°C.

Per quanto riguarda i numeri impressi nella parte sottostante della confezione, ossia la prova principale a favore di questa teoria, sarebbe strano che i truffatori fossero così ingenui da riportare sul cartone delle indicazioni così esplicite e facilmente leggibili.

1463046181_0numeri-rossi-tetra-pak-600x335Come la stessa Tetra Pak ha precisato già nel 2013, i numeri riportati sul fondo dei contenitori indicano generalmente la striscia del rotolo da cui proviene ogni confezione e servono per garantire la rintracciabilità degli stessi contenitori o dei materiali di imballaggio, per poter ricostruire anche a distanza di tempo l’esatta provenienza del prodotto e le singole fasi di produzione. Il significato esatto di questi numeri cambia da prodotto a prodotto, e per esempio nel latte a lunga conservazione la cifra da 1 a 5 (o a 6) riportata dalla confezione si riferisce al taglio della bobina originaria, in quanto ciascuna bobina larga un metro e mezzo viene tagliata in 5 o 6 strisce a seconda del formato della confezione. È molto raro, ma possibile, che le cifre abbiano a che vedere anche con l’alimento contenuto nella confezione, ma sempre limitatamente alle esigenze di tracciabilità del prodotto.

Si tratta insomma dell’ennesima teoria infondata e costruita a partire da lettere, cifre o colori impressi sulle confezioni, attribuendo significati fantasiosi a codici che indicano tutt’altro come nel caso delle barre colorate sui tubetti di dentifricio.