Ceriano-Groane, l’ultima fermata dei pendolari dell’eroina

CERIANO LAGHETTO – I pendolari dell’eroina scendono dal treno alla stazione Ceriano-Groane. Hanno occhiaie e visi scavati. Camminano sicuri, non si guardano attorno. Puntano il bosco. Il primo pusher li aspetta al fondo della banchina. Prende gli ordini e sparisce nella vegetazione. Pochi minuti e torna con la droga. Smercia dosi avvolte in palline di carta argentata. I tossici non si nascondono: il buco avviene alla luce del tiepido sole mattutino della Brianza.

Il binario quattro

Il treno dello spaccio parte dal binario quattro di Seregno, direzione Saronno. Ce n’è uno ogni mezzora. Tolta qualche corsa mattutina con studenti e lavoratori, per il resto della giornata i vagoni semideserti sono ostaggio di spacciatori e tossicodipendenti. «La scorsa settimana sotto i sedili abbiamo trovato una siringa», racconta un pendolare. Denunce di aggressioni, furti e rapine riempiono le pagine Facebook dei comitati dei viaggiatori. Trenord assicura che dalle prossime settimane saliranno a bordo anche guardie giurate. Per ora nello scompartimento c’è solo Danilo (nome di fantasia). Ha 43 anni, arriva da Monza. «Da quanto tempo mi drogo? Nemmeno me lo ricordo. Ho iniziato da giovanissimo». Prende questo treno quasi tutti i giorni. «Qui – racconta – la roba costa meno. Anche se la qualità è sempre più scadente». Erik invece sembra uno sportivo, piuttosto che un tossicodipendente. Indossa tuta e scarpe da ginnastica firmate. «Stavo in comunità, avevo smesso. Poi è bastata una serata con l’amica sbagliata. E ora sono di nuovo qui».

Danilo e gli altri dannati del buco si riforniscono di eroina al parco regionale delle Groane. Questo polmone verde di oltre 3mila ettari è diventata la Scampia padana. Al posto di palazzoni e cemento, querce e prati. L’area inizia alla periferie nord-ovest di Milano e arriva fino alla Provincia di Monza e Brianza. Ci sono l’oasi della Lipu, sentieri del Wwf, laghetti e 50 chilometri di piste ciclabili. Ma la riserva naturale è anche un immenso supermarket a cielo aperto di droga. Ogni giorno dell’anno decine di pusher vendono sostanze stupefacenti a migliaia di clienti. Questo «paese dei balocchi» per tossicodipendenti sta soppiantando anche il bosco di Rogoredo, la piazza di spaccio più grande del Nord Italia. Due mesi fa il Comune di Milano ha limitato l’accesso all’area e il business si sta spostando qui.

Seduto sul tronco sotto la betulla c’è un ragazzo di vent’anni con il suo cane. «Sono di Bergamo, ma qui trovo prezzi migliori». Chiede una sigaretta, ringrazia, sorride. «Vivo per strada. Perché mi drogo? Per non stare male. Ma non mi buco più, voglio sopravvivere. Ora l’eroina la fumo». Negli ultimi mesi il mercato è stato invaso dal «cobret». È la droga dei poveri, uno scarto intermedio della trasformazione dell’oppio in eroina. Costa pochissimo: anche 13-15 euro al grammo.

Nel piazzale davanti al cimitero è un viavai continuo. Basta uno squillo con il telefonino e in pochi secondi dal bosco spunta lo spacciatore con la dose . L’auto riparte, avanti un altro. Dante Cattaneo, sindaco di Ceriano Laghetto, è un esuberante ragazzone leghista. Cammina nel parco tra siringhe e brandelli di carta stagnola bruciacchiati: «Si stava meglio quando non avevamo il treno, la situazione è precipitata». La tratta Seregno-Saronno, inaugurata a fine 2012, doveva portare al parco i milanesi desiderosi di passare qualche ora a contatto con la natura. È andata diversamente. «Ho solo tre vigili, non so più cosa fare – si sfoga il primo cittadino -. I pusher si stanno prendendo interi pezzi di territorio, non riusciamo ad arginarli. Scriverò al prefetto e al ministro Alfano, il governo deve mandare l’esercito».

L’ora di punta

Il picco dello spaccio è nella pausa pranzo e dopo le sei di sera. Arrivano eroinomani all’ultimo stadio, ma anche impiegati, operai edili e camionisti. I galoppini dell’eroina sono ragazzi di colore, a volte neppure maggiorenni. Guadagnano pochi euro al giorno. Qualche mese fa, durante un blitz anti-droga, i carabinieri hanno sequestrato due machete, usati dagli spacciatori per tenere lontani i rivali e a bada i clienti. Lungo la strada che porta in paese c’è una pista per moto da cross. «Abbiamo subito quattro furti in una settimana», raccontano i titolari. «Ormai le famiglie hanno paura di venire al parco», ammette Giuseppe Sessa, comandante dei vigili di Ceriano.

Sull’ex Brianza felix cala la sera. Il furgone bianco inchioda di colpo mentre percorre la provinciale che costeggia il parco. È un attimo: lo spacciatore spunta dagli alberi, scavalca il guardrail, con una mano allunga la dose e con l’altra prende i soldi. Il camioncino riparte. Il ragazzino sparisce nel bosco, pronto a rifornire altri clienti. Il «take away» dell’eroina non chiude mai.